mojobranson | 15 Novembre, 2007 12:59
Oscuroscrutare sarà in diretta su Fusoradio (www.fusoradio.net) stasera, giovedì 15 novembre, dalle ore 21 e 30.
Il titolo della trasmissione sarà "DIETRO ai fatti di una domenica di follia"; si parlerà dell'omicidio di Gabriele Sandri, del clima in cui è stato perpetrato, delle strumentalizzazioni che stanno dietro a tutte le reazioni delle prime ore successive.
La sede della web-radio è a Roma, Via Giorgio Pitacco 29 (zona Stazione Prenestina): la trasmissione vuole essere anche un momento di confronto e dibattito, con persone e associazioni attiviste, sui temi proposti. La forma è quella, dopo una parte introduttiva e di approfondimento, del "microfono aperto", al quale si può accedere direttamente per discutere con noi o con le persone in ascolto. L'ingresso è rigorosamente gratuito, così come la tessera per essere soci dell'Associazione di promozione sociale "FUSOLAB", di cui questa trasmissione è una delle espressioni.
una piantina per individuare il FusoLab:
http://tuttocitta.libero.it/tcolnew/index_libero_lite.html#sez=1015&com=Roma%20(RM)&ind=Via%20Giorgio%20Pitacco&nc=9&qs=&vcc=&dts=&dte=&tms=&tme=&hm=&sdv=Roma&scl=70464&std=C&scm
mojobranson | 14 Novembre, 2007 14:02
Nel 1993, in piena epoca tangentopoli, gli italiani decisero di andare ad esprimere la propria opinione sulla legittimità di mantenere il finanziamento pubblico ai partiti.
Fu così abrogato quel meccanismo tanto caro alla Prima Repubblica.
Precisazione superflua: rimaneva in vigore il RIMBORSO delle SPESE ELETTORALI. Vedremo più avanti perchè è un particolare così importante.
Ogni volta che andiamo a votare, stiamo esercitando la NOSTRA sovranità.
Chiunque venga eletto, sarà strumento del NOSTRO potere, governerà In nome del popolo sovrano.
Si chiama democrazia rappresentativa proprio per questo.
Quella che “firmiamo” con il voto non è però una delega in bianco. Esiste infatti uno strumento di controllo importantissimo, mediante cui di fatto possiamo “annullare” parzialmente quella delega, recedere da un contratto che diversamente potrebbe renderci schiavi: il REFERENDUM ABROGATIVO.
Il Parlamento promulga le leggi per nostro conto e nel nostro interesse – pura teoria.
Talvolta non è esattamente così – talvolta...massì, si fa per dire.
Ecco allora il DIRITTO del SOVRANO – lo sottolineiamo ancora, il POPOLO SOVRANO:
Articolo 75 della Costituzione: “È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum”.
Fin qui il diritto di inchiostro, carta e buona volontà.
Cos’è però nella realtà dei fatti un REFERENDUM? Come si FA?
Si presuppone che qualcuno trovi “non rispondente alla volontà generale del POPOLO” una legge. Anche una sola persona. Non una persona qualsiasi, perchè:
[PRIMO STOP: con la legge di attuazione dell’articolo 75, cioè la legge 352/1970, e con numerose successive sentenze della Corte Costituzionale, sono stati introdotti diversi limiti rispetto all’oggetto del referendum abrogativo. Anche TUTTA una legge, ma NON TUTTE le leggi. Non più escluse solo quelle previste all’articolo 75, ma anche quelle con rilevanza costituzionale o con particolare valore. Non basta. Spesso una legge contiene disposizioni di tenore diversissimo, di modo che nei fatti è molto più frequente il ricorso al quesito con abrogazione parziale: in questo caso, il nostro “eroe” dovrà selezionare le parole dei singoli articoli della legge, eliminando le quali sia eliminato l’effetto, il senso non voluto di quell’atto. Giudicherà la Corte Costituzionale anche della chiarezza del quesito, senza possibilità di appello. Traduzione: materia messa nelle mani di insigni costituzionalisti, pena bocciatura della richiesta]
Fatto questo, occorre raccogliere e FARE AUTENTICARE le 500MILA firme (minime) richieste. Operazione per la quale sono concessi dalla legge 352 ben 3 mesi di tempo.
[SECONDO STOP: chi paga? chi lavora a quest’impresa? NON paga lo STATO (ma può pagare un Partito – sarà mica per questo che tanti associano la parola REFERENDUM al Partito Radicale?), NON LAVORA lo Stato]
CI SIAMO ARRIVATI, ALLORA. Eccolo, il problema del RIMBORSO DELLE SPESE.
Una sola legge, per fortuna, ci aiuta a capire. (Certo, una legge con tutte le successive modifiche).
Nel 1999 il Parlamento promulgava la legge numero 157, intitolata “Nuove norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici”.Tutta la disciplina che ci interessa è contenuta negli articoli 1 e 2, così come modificati da ultimo nel 2002.
Ne deriva il seguente impianto economico:
SPESE ELETTORALI: consultazioni per il rinnovo di Camera, Senato, Consiglio Regionale e Parlamento Europeo sono tenute distinte, 4 SINGOLE VOTAZIONI.
Per ognuna di esse, ogni cittadino ISCRITTO ALLE LISTE ELETTORALI “vale” 1 EURO.
In totale, 4 EURO PER CITTADINO ISCRITTO (si badi bene, anche i non votanti).
50 milioni di iscritti significano 200 milioni di euro da ripartire.
In che modo, è presto detto. Un unico sbarramento, all’articolo 2 della legge: partecipano al riparto solo i partiti che abbiano raggiunto la soglia dell’1% dei voti espressi. Superato il limite, i 50 milioni che abbiamo ipotizzato vengono ripartiti in base alla percentuale di voti ricevuti. Si noti bene, per calcolare il rimborso si utilizza il dato delle iscrizioni alle liste elettorali, mentre la percentuale si riferisce ai voti REALMENTE ricevuti. Un partito che dovesse ottenere il 50% dei voti, non avrebbe DI CERTO ricevuto 25 milioni di voti. Ma riceve DI CERTO 25 milioni di euro.
Questo calcolo va effettuato PER OGNUNA DELLE 4 CONSULTAZIONI.
Non basta.
Con la modifica apportata dalla legge 156/2002 è stato previsto che il “rimborso” così calcolato vada concesso PER OGNI ANNO DI LEGISLATURA. Non 200 milioni di euro IN TOTALE, ma 200 MILIONI DI EURO ANNUI.
e se un “rimborso delle spese per consultazioni elettorali” non viene fatto più dipendere EFFETTIVAMENTE dal fatto che un’elezione ci sia, si può ancora correttamente chiamare così?
Nel 1993 gli italiani hanno votato per l’ABROGAZIONE del FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI.
Punto.
SPESE REFERENDARIE: ancora la legge 157 del 1999 (con le successive modifiche) prevede che in caso di referendum abrogativo (ammesso dalla Corte Costituzionale, e per il quale siano state regolarmente raccolte almeno 500mila firme valide) sarà attribuito al comitato promotore un rimborso di 1 EURO PER OGNI FIRMA VALIDA (e non per il numero di cittadini iscritti nelle liste elettorali), purchè sia RAGGIUNTO IL QUORUM DI VALIDITA’ del referendum, e CON UN LIMITE MASSIMO DI 5 MILIONI DI EURO.
Per capirci: affinchè questo RIMBORSO (questo sì che è un rimborso!) sia concesso, occorrera che il 50% più uno degli iscritti alle liste elettorali votino il referendum. In questo caso, e solo in questo caso, ai promotori sarà attribuita una somma dipendente dal numero di firme raccolte, e non di voti favorevoli ottenuti.
Per raggiungere i 5 milioni di euro, occorrerà raccogliere 5 MILIONI DI FIRME IN TRE MESI (!!!!!!).
Conclusione: NON IN NOME DEL POPOLO SOVRANO si governa, MA IN NOME DEL PARLAMENTO SOVRANO. Il referendum abrogativo, oggi, non ci va.
Quello che si è cercato di spiegare è un meccanismo che contrasta col diritto alla PARTECIPAZIONE ATTIVA alla politica e alla democrazia. Qualcosa si può fare, subito.
La prossima domenica, 18 novembre, la Valle d’Aosta vota il PRIMO REFERENDUM PROPOSITIVO DELLA STORIA della nostra Repubblica.
Che non risolverà i problemi di “rimborsi” e di “spese della democrazia”, certo, ma che può eliminarne uno ben più grande: il POPOLO non delega più il potere legislativo, non è più COSTRETTO a vigilare sul modo in cui quella delega viene esercitata.
IL POPOLO DIVENTA LEGISLATORE: dopo un’iniziativa di legge popolare (dello stesso tipo di quella scelta da Beppe Grillo, per intenderci), si assume anche il compito di decidere se quel testo debba diventare legge, baipassando il Governo locale. Invitiamo i valdostani ad andare a votare, sperando che un grande successo possa “costringere” altri amministratori locali a seguire la stessa strada, lasciando che sia il POPOLO a scegliere SE delegare ad altri il potere di scrivere una legge.
mojobranson | 09 Novembre, 2007 20:38
di seguito le istruzioni per ascoltare il podcast della prima puntata di OSCUROSCRUTARE, andata in onda ieri sera dalle 21.30 su Fusoradio.
1) andare sul sito www.fusoradio.net
2) sulla colonna sinistra, nel menù "LA RADIO", premere su PODCAST
3) data inizio trasmissione: 8/11/2007; WJ: TenderBranson
4) premere ASCOLTA
5) si aprirà una finestra (pop-up), il caricamento è molto rapido, tasto PLAY e buon divertimento (ma ci sarà poi da divertirsi?)
sono più che graditi commenti, critiche, segnalazioni...
nei prossimi giorni pubblicheremo articoli attinenti al tema della trasmissione.
mojobranson | 06 Novembre, 2007 19:33
ovvero
di come tutti si sottovalutò un problema.
protagonisti:
l'Imperatore che per anni aveva pensato di contenere le pressioni sui confini tramite democratiche concessioni di cittadinanza;
i due Principi:
l'uno, Occidentale, che diverrà Padrone Designato di un Potere che vuole guardare al Popolo e si ritrova invece Populista, che vuole un Programma Dirompente e si ritrova da solo con Promesse Destabilizzanti, che vuole conquiste e si ritrova Piccolo Dittatore: PD PD PD PD;
l'altro, Orientale, che presto sarà travolto da un'orda ormai sbizzarrita e fuori controllo, rimanendo ingessato nella sua R moscia perchè incapace di RecepiRe in tempo il pRemonitoRe Vaffanculo;
i Visigoti che stufi delle gabelle saltano fuori come Grilli, irrompono nei centri del Potere e fanno il loro vil bottino, ritirandosi satolli a soffrire le pene di futura fame, resa Nerissima dal ricordo del banchetto;
gli Ostrogoti, più lungimiranti dei primi invasori, che attendono si esaurisca la spinta di quelli e recitando il Ruolo più pregiato di Figli Illuminati (FI) marciano su Roma e si godono il proscenio;
e infine il Popolo, che prima acclamante conferma il Re, e in fila si reca a firmare la Democratica ritirata, quindi si fa conquistare dal primo pane, finchè rapito da promesse Libertarie non richiuderà il cerchio su sé stesso.
Perchè ai barbari basterà promettere quel che l'Imperatore ha mancato
e mentre il Popolo sazio presto si addormenterà a pancia all'aria
il vecchio Principe Occidentale resterà democratico col suo Partito Preso
la memoria come Mar Morto si chiuderà sui sogni di ieri, ché un Vaffanculo è fuga, ma senza Mosé non c'è Terra Promessa, solo Populistica scommessa. Nata persa.
LA LIBERTA' NON E' STAR SOPRA UN ALBERO...
LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE.
mojobranson | 01 Novembre, 2007 20:15
POPULISMO s.m.
Il populismo è democrazia non organizzata, è la democrazia
alla deriva di purezza, al suo eccesso teorico, alla sua pratica meno razionale,
che, il caso vuole, oggi sia la parola d’ordine per indicare ogni personalità la
quale, sul piano politico, riesce effettivamente a crearsi un seguito tra i
cittadini (non accaso i soggetti hanno questo nome: sono coloro che votano su
base “regionale” ) dei paesi occidentali a maturato livello di
americanizzazione sociale, economica e politica.
E’ un iter naturale e benigno quello che si sta seguendo? Siamo davanti ad uno step necessario e progressivo, ad
una dolorosa, agognata “vittoria della
democrazia” (espressione che piace sia ai vincenti quanto ai perdenti della lutte politique)? O invece si tratta,
usando un espressione romana efficace ma in disuso, di un “foco de paja”?
Di fronte al populismo e alla democrazia, presi come termini dialettici e fuor
di prassi, dovremmo essere sul piano di un felice connubio: ma aimè,
spostandosi nella pratica, le contraddizioni e le ferite vengono a galla
numerose. Quelle che dovrebbero essere investiture popolari, quindi di massa,
di una massa consensiente e capace di giudicare anche bendata, una massa così
cara ad ogni uomo politico del novecento (in ambiti totalitari o meno), che si
vuole e crede ad oggi savia, consapevole, ormai con una coscienza, diventano
riduzioni all’uno, culti della persona (più che della personalità), una stretta
al monos, che tanto daccordo col demos non va. Quando un popolo è pronto
per decidere, si chiederebbe un liberale di una volta? E i liberali di oggi,
cosa si chiedono? Bisognerebbe domandare ad Eugenio Scalfari, quali sono i
giorni della settimana in cui crede che un popolo è pronto a decidere da solo
(di sabato? I giorni dispari? O 2 volte al mese?). Se i quadri direzionali dei partiti liberali
e marxisti, nonchè democristiani e socialisti, chi più chi meno, non hanno mai
creduto nella totale libertà del popolo italiano e del mondo in genere, oggi
campano di rendita (i sani costi della politica..), coloro che oggi, parvenus, riescono a portare con se il
popolo (due nomi: Veltroni e Berlusconi, infausta rima!) sono l’antipolitica.
Ed ecco l’altra parola chiave.
La dilagante antipolitica, la nemica della politica, del cittadino, del bene
comune. Ma non può esistere il negativo senza il positivo che lo significa:
quindi dipende dalla politica il peso e l’eccesso del suo antagonista. E qui avviene il miracolo: colui che uccide incolpa la
vittima di essere morta e la giuria lo assolve, nel tripudio del popolo astante
che aspetta di riempire le piazze, per un nuovo plebiscito. Grillo è figlio di
Silvio, e non lo sa. La rete, reale possibilità di diffrazione, mescolanza e
rinascita, diventa piattaforma, palcoscenico, ovvero il suo contario. C’è
rinnovamento in questo? La politica, le possibilità materiali di migliorare le
condizioni di vita e la libertà spirituale di un gruppo di persone, traggono benificio
da questi cambiamenti d’orizzonte? E’ il consumo che genera l’oggetto, o l’oggetto
esiste di per se? Il populismo, l’antipolitica, in realtà sono fratelli buoni,
probabili nostri amici, tentativi alla deriva per arginare un deriva: il
restringimento pratico, ma appunto incompleta e già fallita, dell’estetizzazione
e al consumo fugace che ogni esperienza, politica, culturale e sociale deve
avere in un paese a sviluppato livello di americanizzazione, usando cari vecchi
termini, a capitalismo avanzato. C’è poco da scegliere e ogni valutazione
marxista e post-marxista sembra ora più che mai, di difficile usablità. Ogni
paragrafo deve essere definito, le dialettiche ripulite e messe di nuovo ben in
vista: ogni avanguardia di partito oggi,
deve cambiarsi giacca e taglio di capelli, perché il loro corpo, il partito, è
già dilaniato da altri poteri che così, diventano sempre più grandi. E’ il
populismo è forse uno dei loro modi per
essere ancora più pesanti.
mojobranson | 31 Ottobre, 2007 00:45
Oscuroscrutare sarà in diretta su Fusoradio (www.fusoradio.net) giovedì 8 novembre dalle ore 21 e 30.
Il titolo della trasmissione sarà "Grillismo, partiti e nuove idee di partecipazione politica"; si parlerà del post V-day, della situazione attuale e della storia dei partiti, della nascita di nuovi (vecchi) partiti, di come si organizza la partecipazione politica in Italia.
La sede della web-radio è a Roma, Via Giorgio Pitacco 29 (zona Stazione Prenestina): la trasmissione vuole essere anche un momento di confronto e dibattito, con persone e associazioni attiviste, sui temi proposti. La forma è quella, dopo una parte introduttiva e di approfondimento, del "microfono aperto", al quale si può accedere direttamente per discutere con noi o con le persone in ascolto. L'ingresso è rigorosamente gratuito, così come la tessera per essere soci dell'Associazione di promozione sociale "FUSOLAB", di cui questa trasmissione è una delle espressioni.
Fino a giovedì 8 troverete aggiornamenti, approfondimenti, segnalazioni sull'argomento.
una piantina per individuare il FusoLab:
http://tuttocitta.libero.it/tcolnew/index_libero_lite.html#sez=1015&com=Roma%20(RM)&ind=Via%20Giorgio%20Pitacco&nc=9&qs=&vcc=&dts=&dte=&tms=&tme=&hm=&sdv=Roma&scl=70464&std=C&scm=Roma&ssg=RM&srg=Lazio&z=0.3&x=12.54774&y=41.893845&cv=1&pv=0&noc=2&be=0&ft=0&mmve=0
mojobranson | 25 Ottobre, 2007 23:49
Luigi, 26 anni, toro ascendente sagittario, dicono sia una contraddizione. Una laurea in legge con specializzazione in diritti umani, giusto per confermare che lo è.
Mi chiedevo "chi cazzo me lo fa fare?". Ora voglio chiederlo agli altri. Mi chiedevo "perchè così NON funziona?", ora voglio chiedere "perchè non funziona COSI'?".
Raccolgo e racconto domande, sono il punto interrogativo alla fine delle storie, non mi piace la parola FINE, sarà che da italiano mi hanno abituato a leggerne troppe su ogni vicenda?
Stefano, 24 età. A scanner darkly, un guardare riflesso, in tempi oscuri. Per cercare di far parlare i nuovi media, di fronte a problemi nuovi e vecchi, entrambi alla ricerca, sempre, di risposte. Perchè il web possa farci rinascere, rigenerarci, come giornalisti, speakers, pirati, utenti, ma non consumatori. Sono qui per dare un contributo al dibattito, per amplificare domande, per credere alla parola e provare a darle una possibilità. Un tentativo di cimentarsi nell'essere qualcosa di piu': creare nuove dialettiche, per ritornare a combattere.
Perchè tutt'intorno a noi ci sono sguardi accesi, decisi, colori definiti, risposte sicure. Noi no.
Bisogna guardare una stanza al buio per vedere tutto.
Bisogna guardare il buio per vedere oltre i colori.
Non ci bastava uno sguardo, non volevamo i colori. Noi scrutiamo il buio che abbiamo intorno.
Fusoradio: radio no borders no nations, nessuna latitudine nessuna longitudine, nessuna preclusione, nessuna intolleranza e discriminazione, uno spazio libero senza censura che vuole rimanere incontaminato, che vuole essere un' alternativa agli ormai saturati e inquinati canali di comunicazione tradizionali, aperta ed accessibile a tutti.
Sfruttiamolo, questo spazio libero e stimolante, per condividere esperienze di vita (artistica, quotidiana, politica, sociale) e non lasciare che il silenzio ci renda pezzi d'un ingranaggio facilmente rimpiazzabili. Per parlare, per capire, per ascoltare. Per non farci fagocitare dalla maschera di onnipotenza tecnologica del web.
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